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Dal Torino Film Festival

Nevica a Torino ma inesorabile il Torino Film Festival macina film su film… mi sono aggirato tra varie sale, cercando di organizzarmi in un sistema di biglietti e prenotazioni (nonostante l'accredito) un po' fumoso e soprattutto scomodo. Il bello di festival come quello di Torino è la condivisione con una popolazione di cinefili… fare la coda e poi farsi suggestionare dalle idee di altri, sentire "dritte" dell'ultimo momento e quindi scegliere di andare vedere un altro film, magari piccolo e non preso in considerazione… ma tutto questo è quasi impossibile dato che bisogna prenotare prima i biglietti (non tutti ma in larga parte). Si parla di una migliore organizzazione ma mi pare una burocratizzazione eccessiva di un evento che in un modo o nell'altro si chiama festivaliero, senza tra l'altro che tutto ciò ti metta al riparo da lunghe file all'aperto… ma saltiamo oltre le lamentele e vorrei parlarvi di film. Delusioni delusioni… e cominciamo da qui: il nuovo Carpenter (The Ward) è per me incomprensibile, come uno dei grandi maestri del cinema si decida a realizzare un film simile ai vari horror giapponesi alla Ring è un mistero (molto più del film molto "telefonato")… Mentre Danny Boyle, che mi aveva impressionato con The Millionaire (dopo diversi alti e bassi… più bassi che alti a dire il vero), con 127 Hours mi delude: il film narra la vera storia di Aron Ralston che rimane incastrato in un canyon dello Utah per alcuni giorni e poi prende la decisione di tagliarsi il braccio per salvare la vita. Un film di superfici: superficiale, addirittura da pubblicità, l'estetica del film, superficiale la ricostruzione di quei giorni, i ricordi, le emozioni. Un film superficiale.

Il festival diretto da Gianni Amelio mi ha permesso di rivedere alcuni capolavori di John Huston a cui è dedicata una vasta retrospettiva, ma anche di recuperare Le quattro volte di Michelangelo Frammartino che avevo perso in sala. Frammartino mi aveva già colpito con Il dono e questo poetico sguardo sul reale è decisamente notevole.

Non sono rimasto colpito dalla rilettura di Michael Nyman de L'uomo con la macchina da presa di Vertov  e nemmeno da alcuni documentari visti, più divertenti alcuni piccoli film come l'horror Damned by Dawn che però sicuramente non passerà alla storia. I film sono davvero molti, l'offerta molto vasta con un'ampia rappresentanza un po' da tutto il mondo… Vi segnalerò ancora cose nei prossimi giorni