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E se fosse il porno il contenuto più tecnologico dell’infosfera?

 

Già nel 1996 Peter Johnson nel suo saggio Pornography Drives Technology: Why Not to Censor the Internet avvertiva di come il porno avesse un occhio di riguardo nei confronti delle nuove tecnologie.

 

I motivi possono essere molteplici: primo fra tutti quello di scardinare in ogni modo e con qualunque mezzo possibile modelli altamente ripetitivi di messa in scena (insomma alla lunga il porno non rende ciechi ma sicuramente un po’ annoia). In secondo luogo, assecondando l’aspetto voyeuristico tipico delle arti visivi e in particolare del cinema, l’attenzione allo sguardo tecnologico svolge l’essenziale funzione di sfidare sempre più lo spettatore verso punti di vista ed esperienze visive al limite. Senza contare – infine – che il porno è una vera e propria industria dell’intrattenimento che ha a che fare con il mercato, e con un mercato sempre in movimento come quello dello spettacolo.

 

Un mercato in espansione, che proprio grazie alle ricerche visive e tecnologiche sta sempre più allargando i propri confini integrando anche visioni d’autore e il punto di vista femminile con una vera e propria industria del porno femminile e/o femminista interessante soprattutto per la sfida ai luoghi comuni della visione pornografica. Ecco allora che si spiega la fascinazione per il magnetico e per la distribuzione alternativa a quella cinematografica, l’idea del basso costo ai tempi del VHS, e poi l’interesse – ovvio! – per Internet: dalle webcam alle chat room, i siti di condivisione e via dicendo. Il porno inoltre guarda gli orizzonti tecnologici con famelica attrazione anche nel tentativo di aggirare le restrizioni censoree e, allo stesso tempo, attrarre pubblici variegati e curiosi di novità. Pensiamo alla fortuna di veri e propri social network come YouPorn o Pornhub che solamente per un certo perbenismo ipocrita non vengono mai “contati” tra le piattaforme di successo in Rete. Eppure, proprio come YouTube e Vimeo riescono ad attrarre molto pubblico, archiviando contenuti molto diversi… vere e proprie webserie dai generi “variegati”, audiovisivi professionali e user generated contents.

 

Piattaforme attive e, proprio come i loro “colleghi per bene”, sempre attente alle mutazioni di mercato e alle innovazioni tecnologiche…. e quindi attente ai video GoPro, agli streaming… su YouPorn, per esempio, sono apparsi anche i primi video che hanno utilizzato i droni per le riprese aeree e addirittura i Google Glasses. Su Pornhub, invece, è stato approntato un canale di contenuti in VR con video a 360°. I video immersivi saranno fruibili dagli headset come Samsung Gear VR, Cardboard e Oculus Rift. Si tratta di aspetti molto interessanti nella sfida allo sguardo della cultura visiva digitale messi in evidenza, per esempio, dal documentario The Digital Love Industry prodotto da Vice; ma anche da studi e analisi provenienti dal mondo accademico, come testimonia il panel sui porn studies ospitato a marzo all’interno dell’ultima edizione del FilmForum di Udine.

 

Un palco di alto profilo accademico dove si sono alternati studiosi di livello internazionale: dalla storica studiosa americana Linda Williams fino a Mirko Lino, ricercatore italiano che da anni studia proprio la contaminazione tra nuove tecnologie e porno e che ci parla, per esempio, di Playgirls della giapponese PG Productions che scannerizza le pornostar renderizzandole come personaggi di Anime. Lino ci racconta di un mercato fiorente e costantemente aggiornato sotto il profilo delle nuove tecnologie: scopriamo così che esistono case di produzione di porno specializzate proprio nella realizzazione di contenuti tecnologici come nel caso di Sugar DVD e VirtualRealPorn. Insomma, non c’è che dire: il porno, oltre ad essere un mercato dalla marcata connotazione tecnologica, guarda con attenzione l’innovazione e la creatività e sperimenta visioni influendo sugli immaginari contemporanei.