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Innovation Cup 20113: un nuovo modello di ricerca di STMicroelectronics

Ho incontrato Francesco Monico (Ars Academy Research) con cui ho parlato di un particolare progetto di ricerca di STMicroelectronics dal titolo Innovationcup 2013…
InnovationCup2013 is much more than a contest: STMicroelectronics invites students, researchers & scholars to live a journey of innovation to discover & foresee the technological platform of the future that will deeply enhance human life!
“La metodologia di Open Research è stata messa a punto da Catia Rocca di STM. Due anni fa, 2011, è stata lanciata la prima edizione, che era riferita allo sport e alle tecnologie; quest’anno nel 2013 il progetto è ancora più ambizioso avendo deciso di affrontare il tema delle wereable technologies. Il processo tra progettazione e risultati della ricerca, dura un anno e oltre. La volontà è quella di sviluppare progetti di Open Innovation con un cluster temporale il più limitato possibile, senza intaccare la serietà del processo. Il progetto è rivolto agli studenti dei diplomi di laurea, delle lauree magistrali e dei dottorati di ricerca, anche ad ex studenti, delle Università che fanno parte del network di Innovationcup. Personalmente sono stato coinvolto con la mia società Ars Academy Research, che si occupa di Ricerca e Sviluppo, per implementare e sviluppare la pratica di Open e Disruptive Research per affiancarmi al progetto e dare un contributo al suo sviluppo in chiave transmodale e transculturale. Ho accettato con entusiasmo perché il progetto è molto complesso e sofisticato e un’azienda di qualità come la STMicroelectronics dà le garanzie per la riuscita.”
“Un progetto di Open e Disruptive Research su Invisible Wereables Technologies for Human Enhancement che, in quanto seconda edizione, porta avanti anche una ricerca di secondo livello, ovvero sullo stesso progetto. In questo senso bisogna vederlo come una implementazione dell’Innovationcup del 2011. Quello che è nuovo è, in primis, l’inserimento della Open Research nel contesto dell’arte contemporanea, utilizzata come dispositivo in grado di ibridare cultura scientifica, tecnologica, umanistica. Per fare questo abbiamo utilizzato come luogo dei workshop fisici un Centro di ricerca sull’arte contemporanea quale il Museo Pecci di Prato, che si prestava perché ha la sede a Prato, in Toscana e a Milano, in Lombardia, due territori molto interessanti per le relazioni tra industria, innovazione e società. L’idea dell’arte contemporanea segue la considerazione che l’artista è colui che è in grado di osservare il presente, perché l’ingegnere, il progettista in genere, così come il manager, è sempre un soggetto inserito in una comunità di pratiche specifiche e per questo vincolato a progettare il presente con lo sguardo rivolto al passato. La persona è inserita in significati, che per essere veri, sono sempre rivolti a un passato determinato dal tempo necessario affinché un’idea sia riconosciuta da una comunità che la validi. Questa dinamica è un classico problema della Open Research. Ma oggi la rivoluzione informatica ha accelerato enormemente l’innovazione: la radio ci ha messo 36 anni a raggiungere 50 milioni di utenti, diventare un medium di massa e un atteggiamento sociale, la televisione 16 anni, il cellulare 10 anni, internet 5 anni, Facebook sei mesi. Con questi tempi i significati non sono più nel tempo, dobbiamo lavorare con lo sguardo rivolto al presente e per fare questo è utile recuperare la posizione modernista: utilizzare gli artisti.”
“Utilizzando le forme dell’arte contemporanea (nello specifico il collettivo IOCOSE che ha realizzato il video Spinning the Planet per promuovere e spiegare il progetto) forzano e obbligano i giovani talenti, neolaureati, ricercatori dei più prestigiosi Istituti di Alta Formazione nazionali ed internazionali ad abbandonare le strade già pronunciate e narrate per affrontare quei ‘sentieri interrotti’ dell’immaginazione prefigurati da quei pensatori della tecnica che hanno voluto superare il novecento.”
“Tutto ciò che è pensabile è già detto, tutto quello che vediamo è già esistito: l’innovazione oggi si deve muovere su un’altra scala, quella dell’Open Research. L’operazione artistica diventa un dispositivo, un’antenna che capta le nuove relazioni e possibilità umane indotte dalla tecnologia. Ma questo captare modifica le forme: il processo diventa interpretazione, sensazione, ovvero ermeneutica del soggetto contemporaneo che è necessariamente un soggetto proiettato su un territorio sperimentale, sperimentato e necessariamente non ancora immaginato.”
“In seguito sono stati chiamati gli ingegneri STM a presentare lo stato dell’arte delle tecnologie del presente-futuro (I MEMS) e una serie di esperti, docenti artisti a presentare le loro visioni sul futuro, sul corpo, sugli accessori, sulle metodologie di ricerca e innovazione.”
“Possono partecipare gli studenti degli istituti di alta formazione partner, STM fa da hub per raggruppare tutta una serie di università internazionali di discipline e ambiti differenti e in questo modo far lavorare ingegneri e creativi artisti insieme. Vengono selezionati 10 progetti, vincono 1K ciascuno, ed entrano nella seconda fase dove li sviluppano i progetto con il supporto della ST. Da qui viene selezionato un vincitore che riceve 20K e l’assistenza ST per l’industrializzazione dell’idea in progetto.”
“Grazie agli ottimi rapporti di STMicroelectronics con le grandi Università, nazionali e internazionali, la formula trovata è stata quella di costituire un hub in grado di connettere azienda e Università, nel caso specifico: Politecnico di Milano Ingegneria, Politecnico di Milano Design, Nuova Accademia di Belle Arti Scuola di Media Design & Nuove Tecnologie, I-Dat University of Plymouth (UK); Università di Firenze, Università di Siena Ingegneria, Università di Pisa Ingegneria, Università di Pisa Ingegneria, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Isia Firenze, HfG Harlsrhue (DE).”
Qui il sito di Innovation Cup 2013
Qui STM
Qui Ars Academy Research

Spinning the Planet from IOCOSE on Vimeo.